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2 maggio 2018

La collaborazione con il Museo Archeologico di Camaiore

La collaborazione con il Museo Archeologico di Camaiore

Quest’anno lo studio dell’evoluzione umana è stato affrontato in collaborazione con il civico Museo Archeologico di Camaiore.

Le classi seconde attraverso un’escursione alla grotta “All’Onda”, una visita al Museo, un laboratorio di antropologia fisica ed una conferenza tenuta da Damiano Marchi hanno avuto la possibilità di studiare la nostra storia più remota e le tracce che i nostri antenati hanno lasciato nel territorio di Camaiore.

Resoconto dello studio dell’evoluzione umana in collaborazione con il museo archeologico del comune di Camaiore dalla classe 2°A

Escursione alla “Grotta all’Onda”
Per iniziare il cammino sull’evoluzione umana, abbiamo trascorso una giornata alla “Grotta all’Onda”.
Siamo partiti la mattina del 14 ottobre 2017 da Tre Scolli, ci siamo incamminati per una strada asfaltata ed abbiamo incontrato un bivio, il quale non era asfaltato. Continuando per un viottolo erboso il percorso seguiva il canale tombato dell’acqua, anche se in alcuni punti si staccava e si andava a camminare direttamente su suolo impervio e boschivo. Infine, dopo una piccola curva era possibile incontrare delle vasche in cemento dove è possibile osservare dei tritoni! Poco dopo, sulla sinistra era possibile vedere la grotta, continuando sul sentiero si passa sotto una bellissima cascata e dopo tanto cammino, finalmente, si arriva alla grotta!

La grotta si trova incassata all’interno di rocce calcaree appartenenti di Età Triassica (230 milioni di anni) formate nell’antico oceano della Tetide ed appare come una grossa onda direzionata verso il mare, da qui il nome.
Accanto all’ingresso è presente un blocco di pietra con forma regolare squadrata (intorno ad essa sono stati trovati resti di lavorazione litica), l’ingresso è imponente e l’interno ampio, andando verso il fondo è possibile passare attraverso una bassa ma larga fessura profonda 30 metri alla cui base sono stato trovati diversi reperti di un orso delle caverne.

Nella porzione sinistra della grotta adiacente all’ingresso sono stati ritrovati molti reperti risalenti al periodo litico Neanderthaliano, degni di nota sono: il ritrovamento di un femore umano e resti di animali saprofagi (es. iene). Probabilmente il ritrovamento di così tanti reperti è attribuito ai fuochi che accendevano per riscaldarsi. La giornata si è conclusa facendo la merenda sulle rocce e ripercorrendo il sentiero a ritroso.
È stata una bella gita formativa.

 

Al museo
Arrivati al museo ci hanno mostrato la sala delle scienze dove sono presenti dei cartelloni illustrativi che spiegano come funzionano e quali siano le tecnologie maggiormente usate per studiare e datare i reperti. In riferimento alle principali scienze applicate: Geologia, Palinologia, Paleontologia, Archeologia e Antropologia. Negli altri locali sono illustrati esempi di scavi archeologici con calchi in gesso di scheletri e riproduzioni di strumenti utilizzati nelle varie attività umane dal Paleolitico fino al Neolitico.

Inoltre esiste un albero evolutivo dell’essere umano moderno nel quale si possono osservare le varie tappe evolutive della nostra famiglia fino a giungere al genere ‘Homo’. In più, codesto albero genealogico, è molto diverso da quello ‘semplicistico in cui l’uomo discende dalla scimmia’ infatti è molto più realistico, ed elenca in modo veritiero tutti i passaggi evolutivi del genere ’homo’, pure quelle dei ‘nostri cugini’ estinti.

 

LABORATORIO
Nella prima parte della mattinata abbiamo simulato un vero scavo archeologico.
Le ossa raccolte, imbustate e numerate le abbiamo portate in laboratorio dove nella seconda parte della mattinata le abbiamo esaminate. In questo laboratorio, in un ala del museo, abbiamo studiato delle vere ossa di un individuo del ‘settecento.
Precisamente abbiamo studiato:
il bacino e mentre lo osservavamo abbiamo potuto riconoscere le differenze tra uomo e donna
le fratture che l’individuo si era procurato nella vita reale o dopo la morte
I denti da cui abbiamo potuto dedurre l’età dell’individuo e la sua alimentazione.
Il cranio da cui abbiamo osservato la differenza tra uomo e donna.

In seguito ci hanno dato delle schede, simili a dei quiz, che dovevamo compilare inserendo i giusti dati negli spazi vuoti.

 

La conferenza di Damiano Marchi
Damiano Marchi (paleoantropologo, insegnante all’Università di Pisa) è venuto il 7 Febbraio 2018 nella nostra scuola, ci ha fatto una lezione-conferenza sull’Homo di Naledi.
A scoprire i resti dell’Homo di Naledi, che in lingua sesotho vuol dire “stella”, sono stati due speleologi Sudafricani tra il 2013 ed il 2014 (Steven Tucker e Mike Hunter) che, avventurandosi nelle grotte del Rising Star, vicino Johannesburg nel Sud-Africa, scoprirono dei resti e chiamarono subito Lee Berger (antropologo di fama mondiale) che organizzò e guidò la spedizione con un gruppo di studiosi tra cui l’unico Italiano: Damiano Marchi. A recuperare i resti sono state un gruppo di speleologhe scelte su Facebook chiamate in seguito “Astronaute del sottosuolo” che per raggiungere la camera Dinaledi (posto della grotta dove sono stati trovati i resti) sono dovute passare in un anfratto di 18 centimetri.
Specializzato negli arti inferiori e nell’evoluzione della locomozione, Damiano Marchi, ci ha descritto l’Homo di Naledi: ominide con gambe lunghe, mani da arrampicata (con le falangi lunghe) ed il cervello grande come un arancia e ci ha anche spiegato come, quando e dove potrebbero essere morti gli ominidi ritrovati: l’ingresso della grotta non sarebbe stata una trappola mortale perchè gli scheletri avrebbero presentato delle ossa fratturate e non sarebbe stata neppure un aggressione da parte di un animale perchè avrebbero presentato dei buchi su alcune ossa, non sarebbero stati portati lì dall’acqua perchè nel posto del ritrovamento non c’erano sassi, ossa di animali… e non potevano vivere dentro la grotta perchè sarebbe mancato l’ossigeno quindi l’unica opsione plausibile è che sarebbero stati portati lì come se la caverna fosse stata un luogo di sepoltura. È stato molto gentile, simpatico e serio ed un bel power poit ha accompagnato il suo racconto.

La scuola lo ha ringraziato con: teschio, piede e mano di Homo Naledi fatti con la stampante 3D e Damiano Marchi ha firmato molti autografi: sia sul libro che ha pubblicato ( “Il mistero di Homo Naledi”) sia su fogli e quaderni dei ragazzi.

 

 

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